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Carissimi seminaristi,
il nuovo anno si presenta ricco di novità, impegni e servizi che porteremo avanti con rinnovata gioia e zelo.

Ci lasceremo guidare dai documenti magisteriali sulla formazione sacerdotale e dalle indicazioni del nostro Arcivescovo, con una particolare attenzione all’esortazione postsinodale Christus Vivit.
Cristo vive! È la verità da riscoprire ancora una volta nella nostra vita per comprendere che la vocazione è la chiamata di un amico: Gesù (cfr. CV 287). Ciò che Lui vuole da ognuno di noi è anzitutto la nostra amicizia, per farci il dono di far parte di una storia d’amore che s’intreccia con le nostre storie per portare frutti lì dove siamo, come siamo e con chi siamo (cfr. CV 250). La vocazione non può che essere missionaria e riguarda il nostro servizio agli altri, perché la pienezza della vita si raggiunge quando si trasforma in offerta. La vocazione non consiste solo nelle attività che si devono fare, anche se si esprime in esse. È qualcosa di più, è un percorso che orienterà molti sforzi e molte azioni verso una direzione di servizio. Per questo, il difficile compito dei formatori nel discernimento di una vocazione è di aiutare il seminarista a riconosce se ha in sé stesso le capacità necessarie per quel servizio specifico al popolo di Dio. In definitiva, si tratta di riconoscere per che cosa sono fatto, per che cosa passo da questa terra e qual è il piano del Signore per la mia vita (cfr. CV 254-256).
Papa Francesco ci aiuta a collocare la vocazione nella giusta prospettiva: «Tante volte, nella vita, perdiamo tempo a domandarci: “Ma chi sono io?”. Tu puoi domandarti chi sei tu e fare tutta una vita cercando chi sei tu. Ma domandati: “Per chi sono io?”. Tu sei per Dio, senza dubbio. Ma Lui ha voluto che tu sia anche per gli altri, e ha posto in te molte qualità, inclinazioni, doni e carismi che non sono per te, ma per gli altri» (CV 286).
Sentiamo forte il dovere di suscitare e accompagnare processi, non imporre percorsi, si tratta di processi di persone che sono sempre uniche e libere. Non vi proponiamo un cammino identico per tutti, ma teniamo presente l’esortazione di S. Giovanni Paolo II: «si tratta di sottoporre gli stessi fattori positivi ad attento discernimento, perché non si isolino l’uno dall’altro e non vengano in contrasto tra loro, assolutizzandosi e combattendosi a vicenda. Altrettanto si dica dei fattori negativi: non sono da respingere in blocco e senza distinzioni, perché in ciascuno di essi può nascondersi un qualche valore, che attende di essere liberato e ricondotto alla sua verità piena» (PDV 10).
Ci siano d’aiuto le parole del nostro Arcivescovo che, nei primi vespri della solennità di S. Bartolomeo nella Concattedrale di Lipari, osservando la pelle posta sul braccio dell’Apostolo si domandava se ciò che indossiamo esprime quello che siamo o è solo una maschera; e, commentando la lettura breve, si chiedeva se condividiamo solo le brutture della nostra vita o mettiamo in comune i doni di grazia ricevuti che ci aiutano a portare i pesi gli uni degli altri. Indicazioni queste che ci spingono a continuare il nostro cammino sulla formazione delle virtù umane e sacerdotali che dilatano il cuore verso autentiche forme di carità. Condividendo la gioia della chiamata all’amicizia con Gesù attraverso l’esperienza pastorale nelle parrocchie e, per mezzo della nuova forma d’animazione vocazionale, portare ai giovani un messaggio di autentica salvezza che si ha solo rimanendo con Gesù per il generoso servizio dei fratelli.
In conclusione vi esorto a un serio lavoro di discernimento e di impegno, di studio e di carità, di preghiera e di missione, di adorazione e di fraternità. Perché per accompagnare gli altri nel cammino della santità, come ci ha ricordato la LXX Settimana Liturgica Nazionale vissuta insieme a Messina, è necessario essere ben esercitati a percorrerlo in prima persona.
Ci affidiamo alla Mater Clericorum Amabilis, perché possa sostenerci con la forza della sua preghiera e accompagnarci con la sua amorevole presenza materna.

don Alessandro Lo Nardo
     Rettore