Orientamenti Formativi

Carissimi seminaristi,

desidero cominciare quest’anno ringraziando il Signore, insieme con voi, per la rinnovata forza che ci ha trasmesso durante gli esercizi spirituali predicati da don Epicoco. Sono stati un programma di vita e un dono, reso ancor più prezioso dalla presenza del nostro Arcivescovo che ha voluto condividere con noi questo tempo di grazia, dialogando paternamente con ciascuno.

Sento di confidarvi che, al termine degli esercizi, ho sentito ancor più forte la responsabilità verso la nostra chiamata, perché il Signore “diffonde per mezzo nostro il profumo della sua conoscenza nel mondo intero. Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo” (2Cor 2, 14-15). Essere il profumo di Cristo! Che dono grande ma anche che grande responsabilità. Quest’altissima vocazione, alla quale il Signore ci ha chiamati, non sarebbe possibile con le nostre sole forze ma e Lui che, con la sua grazia, “ci ha resi ministri adatti di una Nuova Alleanza” (2Cor 3,6). Dono gratuito e impegno responsabile sono i due binari sui quali far proseguire il cammino di ciascuno, con gioia e zelo, mentre ci lasciamo aiutare da un’esortazione dei Padri: “Sia lui il sale della nostra vita e nessuno di voi si corrompa, perché sarete riconosciuti per quello che siete realmente” (Dalla Lettera ai cristiani di Magnesia di S. Ignazio d’Antiochia). Fondamentale sarà dedicare un maggior spazio alla Scrittura perché: “Percorrendo gli atti degli Apostoli, ci si rende conto del protagonismo della Parola di Dio, potenza interiore che opera la conversione dei cuori. Essa è il cibo che alimenta i discepoli del Signore e li fa testimoni del Vangelo nelle diverse condizioni di vita”. (Istruzione “La conversione pastorale della comunità parrocchiale al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa” n. 21).

Allo stesso modo, arricchiremo l’itinerario di formazione umana, con un percorso interessante per abbracciare la propria umanità, dando qualità alle relazioni per divenire fratelli. Infatti: “Nell’intreccio misterioso tra l’agire di Dio e quello dell’uomo, la proclamazione del Vangelo avviene attraverso uomini e donne che rendono credibile ciò che annunciano mediante la vita, in una rete di relazioni interpersonali che generano fiducia e speranza. Nel periodo attuale, segnato spesso dall’indifferenza, dalla chiusura dell’individuo in se stesso e dal rifiuto dell’altro, la riscoperta della fraternità è fondamentale, dal momento che l’evangelizzazione è strettamente legata alla qualità delle relazioni umane”. (Istruzione “La conversione pastorale…” n. 24). Del resto il nostro Arcivescovo, nell’omelia del primo giorno degli esercizi spirituali, c’incoraggiava ad andare avanti nonostante le varie difficoltà dell’anno passato perché: “Nella severità del discernimento tiriamo fuori i doni belli che il Signore ha posto dentro di voi attraverso il silenzio del cuore nell’ascolto della Parola di Dio”; seguendo lo stesso metodo usato da Gesù che “da Simone trasse fuori Pietro”, come ci ricordava don Epicoco.

Sono convinto che sarà un anno importante per tutti. Lo sarà anche per il nostro Seminario perché ricorre il cinquantesimo della dedicazione della nostra Cappella che ne è il cuore. Al di là delle attività che porremo in essere per ricordare tale evento giubilare, il tempo trascorso in Cappella sarà prezioso per decidersi a compiere scelte radicali: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà” (Mc 8,34-35).Tutto questo affinché possiamo essere pronti a rispondere all’invito di Papa Francesco: “Usciamo, usciamo ad offrire a tutti la vita di Gesù Cristo. Ripeto qui per tutta la Chiesa ciò che molte volte ho detto ai sacerdoti e laici di Buenos Aires: preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze. Non voglio una Chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti. Se qualcosa deve santamente inquietarci e preoccupare la nostra coscienza è che tanti nostri fratelli vivono senza la forza, la luce e la consolazione dell’amicizia con Gesù Cristo, senza una comunità di fede che li accolga, senza un orizzonte di senso e di vita. Più della paura di sbagliare spero che ci muova la paura di rinchiuderci nelle strutture che ci danno una falsa protezione, nelle norme che ci trasformano in giudici implacabili, nelle abitudini in cui ci sentiamo tranquilli, mentre fuori c’è una moltitudine affamata e Gesù ci ripete senza sosta: «Voi stessi date loro da mangiare» (Mc 6,37)” (Evangelii Gaudium 49).

Tanto ma esaltante è il cammino da percorrere e non siamo soli, ci affidiamo alla Mater Clericorum Amabilis perché ci ottenga dal suo Figlio ogni necessaria grazia.                                                                        

Mons. Alessandro Lo Nardo
                                  Rettore

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